La vigilia di ogni maratona é sempre fatta dei soliti ingredienti: aspettative, dubbi, speranze, paure, attesa, sogni. Ma soprattutto una cosa non manca mai: la voglia di correrla. O almeno, questa é la mia personalissima esperienza.

Ma stavolta é diverso: per la prima volta mi ritrovo a partire quasi controvoglia…
Non tanto per i problemi ‘meccanici’ che mi hanno afflitto dopo la MCM e che hanno fortemente limitato la mia preparazione: sono fiducioso che quelli non saranno sufficienti a rovinarmi il divertimento. Purtroppo si tratta di altro, e le mie gambe stavolta sono innocenti…

Due mesi fa ero riuscito a convincere mia moglie a venire con me a Copenhagen, e avevo davvero tanta voglia di trascorrere tre giorni con lei lontano dai problemi e dalle preoccupazioni di ogni giorno. E invece, proprio uno di quei problemi ultimamente é cresciuto, fino a diventare così importante da farmi seriamente pensare ad una rinuncia. La malattia di mia madre da qualche giorno si é aggravata e mi impedisce di pensare ad altro, condizionando fortemente il mio umore. Alla fine, abbiamo deciso che mia moglie rimarrà a casa per accudire mia madre e io andrò a Copenhagen da solo. Mi chiedo quante mogli / nuore al mondo sarebbero disposte a fare una cosa simile, e mi rendo conto una volta di più di quanto sia stato fortunato ad incontrare Miki…

Quindi domani salirò su quell’aereo e cercherò di scacciare i brutti pensieri, anche se non sarà facile. Spero solo che l’atmosfera della 42Km riesca a fare la magia e a regalarmi qualche ora di sentimenti positivi.

Una cosa é certa: comunque vada, dedicherò questa gara a mia madre.

 

Gambadilegno, 12 Maggio 2012

Gli arti inferiori di Foia che sottoscrivono la presente ad ogni effetto di legge, con la presente Vi riferiscono di aver incaricato lo scrivente studio di assumere nelle sedi opportune e competenti ogni iniziativa necessaria alla tutela dei propri diritti connessi alla loro integrità.

Riferiscono i miei assistiti di Vostri continui abusi che negli ultimi 5 anni li hanno costretti a correre per più di 6.000km. In particolare, mi viene riferito che negli ultimi 24 mesi avete preso parte a ben 9 (nove) maratone, sottoponendoli ad un livello di stress insopportabile per chi – come loro – viene da 42 anni di vita sedentaria.

Occorre sul punto evidenziare come i miei assistiti abbiano più volte segnalato forte disagio rispetto al vostro comportamento persecutorio. Nonostante questi evidenti segnali – tra i quali si elencano gonalgia, infiammazione al piriforme e periostite – avete continuato ad abusare di loro.

Per quanto sopra premesso, in virtù del mandato conferitomi, Vi diffido dal voler protrarre ulteriori comportamenti persecutori, ed in particolare dal partecipare alla maratona di Copenhagen prevista in data 20 Maggio c.m.

Nel confermarVi la disponibilità del nostro assistito a ricercare una definizione bonaria ed extra giudiziale della questione, Vi precisiamo che, in caso di mancato riscontro alle istanze quivi formulate, saremo costretti nostro malgrado ad adire la Magistratura competente e/o a mettere in atto azioni di resistenza passiva.

Distinti saluti.
Avv. Gamba

 

A sole due settimane dalla Copenhagen Marathon e con un ginocchio in condizioni precarie, non è proprio il caso di caricare troppo. Quindi – invece di correre la prima edizione della eco-maratona del parco del Ticino come avrei voluto – ho ripiegato sulla StraAssago, molto più tranquilla non-competitiva vicino a casa.

E’ la terza volta che partecipo, e anche stavolta ne ho apprezzato l’atmosfera rilassata, e la buona organizzazione. E’ raro trovare gare non competitive gratuite, con pacco gara e addirittura con medaglia ricordo. Si vede che l’amministrazione comunale di Assago non risente della crisi…

Ho optato per la 16Km (erano disponibili la 3Km e la 10Km) il cui tracciato tocca molti dei miei luoghi di allenamento ed è per il 30% circa su strade sterrate, che in alcuni tratti ho trovato ridotte ad acquitrini a causa delle forti piogge dei giorni scorsi. A causa dell’esiguo numero di partecipanti (soprattutto nella 16Km) una volta stabilizzatosi il passo, si procede a lungo quasi in solitaria con pochissimi sorpassi. Per fortuna verso il Km9 ho fatto conoscenza con Tony, un simpaticissimo sessantenne Irlandese con il quale ho piacevolmente chiacchierato fino all’arrivo.

Dal punto di vista della prestazione, dopo un inizio prudente dovuto a preoccupanti segnali dal ginocchio mi sono assestato attorno ai 5’/Km e ho aumentato l’andatura nel finale, chiudendo con una media di 4’55” senza particolari sofferenze. Direi che posso ritenermi soddisfatto, anche considerando le condizioni del percorso.

Per ora, la meccanica sembra funzionare. Speriamo che regga…

 

"Crossing the Ford", William Mulready - Tate collection

Oggi mi trovo esattamente a metà strada tra l’ultima maratona corsa (Milano, 15 Aprile) e la prossima (Copenhagen, 20 Maggio)

Mi è già capitato altre volte di correre due maratone a breve distanza una dall’altra:

  • Firenze 2010: 5 settimane dopo Venezia
  • Trieste 2011: 7 settimane dopo Roma
  • Garda 2011: 6 settimane dopo Sapporo

Molti esperti sconsigliano questa pratica perché non consentirebbe al fisico di recuperare a dovere il grosso sforzo di una 42Km. Forse questo ragionamento ha senso per i top runners che – correndo sempre al limite – hanno un reale bisogno di far riposare l’organismo che pretende una tregua. Per chi come me invece le maratone se le corricchia tranquillo in 4 ore, il bisogno di recupero non è poi così importante. Forse si tratta di un caso, ma tutte le volte in cui ho corso una maratona poche settimane dopo la precedente, ho fatto registrare il mio record personale sulla distanza. E poi a me piace molto l’idea di ‘vivere di rendita’ sfruttando l’onda lunga di una 42Km come ultimo lunghissimo e limitandosi ad una strategia di “mantenimento”, evitando così di dover ricominciare la lunga preparazione da capo. Insomma, siamo al paradosso che corro troppe maratone perché sono pigro!

Ma questa volta temo che la situazione sia diversa… Dopo Milano, infatti, sono stato condizionato da una serie di acciacchi che hanno tenuto i miei allenamenti ben al di sotto del livello minimo di mantenimento. Prima un problema al tibiale (non ancora del tutto risolto) e poi il preoccupante ritorno del dolore al ginocchio, mi hanno costretto a parecchie giornate di stop e a dosare con parsimonia il chilometraggio che ad oggi non arriva a 40Km in 17 giorni. A titolo di paragone, nelle tre occasioni sopra citate il mantenimento era stato mediamente attorno ai 30Km settimanali. Una bella differenza…

Vorrà dire che utilizzerò la maratona di Copenhagen per sperimentare una nuova strategia di allenamento: lo scarico estremo. L’importante è che gli acciacchi mi consentano di correrla fino in fondo divertendomi.

Intanto, per cominciare ad entrare in clima gara, ecco il percorso:

 

Mese di Aprile segnato nel bene e nel male dalla Milano City Marathon. Nel bene per il bellissimo Personal Best ottenuto. Nel male per l’effetto limitante sul totale dei chilometri corsi. Infatti, oltre al consueto periodo di scarico pre-maratona che ha limitato le uscite nelle prime due settimane, i postumi della gara hanno fortemente influenzato la seconda parte del mese, prima a causa di un’infiammazione al tibiale, poi per il ritorno del dolore al malefico ginocchio sinistro.

Tirando le somme, il totale dei Km corsi arriva a 130,84, ben 50 in meno all’Aprile 2011 ma esattamente gli stessi del 2010 in occasione del mio esordio in Maratona. Anche il numero delle uscite ha subito un declino fermandosi a 10.
In confronto allo stesso periodo dell’anno scorso, sono ‘in ritardo’ di 35Km.

Curiosità statistica: nel 2012 non ho MAI corso di Giovedì ne’ di Sabato.

Come sempre, i dettagli completi sono disponibili alla pagina dei numeri.

 

 

Di nuovo fermo

Sarebbe opportuna

Una protesi

 

Aggiungo al mio pagellone l’edizione 2012 della Milano City Marathon, prima (e probabilmente ultima) gara ad apparire due volte.

Velocità percorso: 5
Rimane la più veloce che abbia mai corso. Rispetto all’edizione 2010 il percorso è addirittura migliorato, grazie alla rimozione del tratto sull’alzaia Naviglio Pavese in leggera pendenza. Peccato per le mega-pozzanghere.

Bellezza percorso: 3
Nonostante l’aggiunta di alcuni nuovi passaggi in centro (via MonteNapoleone, via Manzoni, Piazza Scala) globalmente rimane una gara “bruttina”. Se poi piove…

Pubblico: 2
Come da tradizione, pubblico milanese scarso e piuttosto freddo. Comunque in miglioramento rispetto al 2010, grazie anche al blocco totale del traffico che ha rilassato gli animi. Intrattenimento sul percorso praticamente assente, e la pioggia non è una giustificazione sufficiente visto che era stata prevista.

Assistenza: 3
Ristori molto forniti e frequenti. Recupero borse un po’ caotico e spogliatoi in zona arrivo e ristoro finale insufficienti.

Medaglia: 3
Non eccezionale, ma finalmente qualcosa degno della “città del design”. Bella l’idea di farla scegliere ai partecipanti tramite sondaggio

Pacco gara: 3
Nella media.

EdizioneVelocità
Percorso
Bellezza
Percorso (1)
PubblicoAssistenza (2)MedagliaPacco gara
Milano2010531323
Helsinki2010344453
Venezia2010454322
Firenze2010443233
Roma2011344333
Trieste2011332212
Hokkaido (JP)2011223553
Garda2011352233
Milano2012532333

Note:
(1) Include l’intrattenimento
(2) Include ristori, WC, spugnaggi, assistenza post-traguardo, etc

 

Eccomi qui, esattamente dove tutto aveva avuto inizio due anni fa: alla partenza della Milano City Marathon. Mi vengono alla mente molte differenze, ma anche alcune analogie con quel 11 Aprile 2010. La principale differenza sta nell’esperienza accumulata correndo otto maratone in questi due anni, e grazie alla quale mi presento al via consapevole delle mie capacità e dei miei limiti, ma soprattutto cosciente di cosa mi aspetta nei 42195 metri che mi separano dal traguardo. La somiglianza con la gara d’esordio è invece legata alle ginocchia: il destro nel 2010 (un problema alla bandelletta ileotibiale che aveva pesantemente influenzato la preparazione) e il sinistro quest’anno che – dopo il buon recupero dall’infortunio del novembre scorso – è tornato improvvisamente a farmi male sei giorni fa, generando seri dubbi sulla possibilità di concludere la gara. I maliziosi la definiscono ‘pretattica’ ma per me è paura vera, visto che questo tipo di problema non si risolve rallentando: quando arriva il dolore l’unica soluzione è fermarsi. Un vero peccato, visto che per questa gara mi sono preparato piuttosto bene, anche se a modo mio e senza seguire particolari tabelle.

Insomma, per me oggi è la classica situazione da “o la va o la spacca”: se il ginocchio regge, ci sono tutte le condizioni per una bella gara; altrimenti vado incontro al mio primo ritiro. Ed è con questo fantasma ad aleggiare sinistro sopra la mia testa che mi presento sulla griglia di partenza, già fradicio per la pioggia battente ma contento di aver incontrato tanti amici prima del via, ognuno con la sua storia, i suoi obiettivi, i suoi sogni e le sue paure. Non rimane troppo tempo per pensare: si parte!

MCM 2012 - Km7

Passaggio al Km7

L’estrema periferia milanese è più grigia del solito con questo clima, e per diversi chilometri non si vede nessuno sul percorso ad incitare il plotone dei runners inzuppati. Non importa: sapevo di non poter contare sul tifo e mi concentro sulla corsa, con i sensi tesi a cogliere eventuali segnali provenienti dal ginocchio. Di segnali non ne arrivano, e quindi aumento l’andatura che si assesta attorno ai 5’15”: una quindicina di secondi più veloce di quanto mi ero prefissato per ottenere l’obiettivo delle tre ore e cinquanta. Verso il decimo Km raggiungo l’amico Daniele che appena mi vede si preoccupa e dice “Ma cosa ci fai qui?”. Lo rassicuro: spiegandogli che non è lui ad andare piano, ma sono io che sto esagerando. Il vantaggio sulla tabella di marcia intanto aumenta Km dopo Km nonostante i frequenti cambi di direzione per evitare le pozzanghere più grosse. Si arriva alla zona del primo cambio staffetta, vicino a S. Siro. I pochi staffettisti già presenti cercano di ripararsi dalla pioggia come possono e – forse depressi dal clima – non hanno troppa voglia di incitarci. A parte uno: sotto vari strati protettivi e nonostante l’aspetto da profugo riesco a riconoscere il mio collega Davide che ricambia il saluto con un bel “Vai Foia!”.

La pioggia continua implacabile, ma ormai non fa molta differenza visto che sono bagnato al 110%. Per fortuna il vento rimane entro limiti accettabili e non mi da troppo fastidio. Al giro di boa della mezza maratona il cronometro segna 1h50’ il che significa che ho quattro minuti abbondanti di vantaggio sulla tabella di marcia che mi ero prefissato. Penso che anche tenendo conto di un probabile calo nella seconda metà, ho abbondante margine per centrare l’obiettivo; ma questo non è un buon motivo per rilassarsi e così continuo a spingere, visto che le gambe girano bene e il fiato non manca. La seconda zona di cambio della staffetta è molto più affollata della prima e gli staffettisti in attesa dei loro compagni sono semplicemente fantastici nel fare il tifo per noi maratoneti. La mia mano destra colpisce così tante altre mani tese che per qualche minuto riprende perfino la circolazione sanguigna nel braccio, che ormai si era fermata da tempo a causa del freddo.

All’imbocco di Corso Venezia (Km 24) vedo mia moglie tra il pubblico e mi fermo per darle un umidissimo bacio e ripartire più carico che mai. Ora mi aspetta la parte più bella del percorso: circa cinque km nel cuore della mia città, per un giorno liberata dal traffico e restituita ai suoi legittimi proprietari. Proprio sul più bello, in via Manzoni fa la sua comparsa un dolore al collo del piede sinistro: decido di fermarmi per allentare le stringhe ma scopro che sono già abbastanza larghe e che quindi il problema non viene dalle Kayano. Per fortuna le emozioni del passaggio in centro riescono a distrarmi da questo problema e continuo rallentando solo un poco. Già, il centro di Milano… Per anni sono stato (e sono tuttora) una delle tante comparse che animano ogni giorno questi luoghi, ed oggi è bellissimo essere qui in veste di protagonista. Il passaggio in piazza Duomo è come sempre emozionante e la folla che applaude nonostante la pioggia mette le ali ai piedi, o almeno così mi sembra.

MCM 2012 - Km 32

Passaggio al Km 32

Al Km 29 sento delle voci dietro di me farsi sempre più vicine. Penso che sia un po’ presto per le allucinazioni; poi mi giro e capisco che invece si tratta del plotone formatosi attorno ai pacers delle 3h45. Allora è proprio vero che avevo tutto quel vantaggio rispetto alle previsioni. Nel giro di un Km mi raggiungono e decido di lasciarli andare: la differenza di velocità non è molta ma ho paura che se cercassi di tenere il loro passo rischierei una brutta fine. E poi il dolore sta tornando a farsi sentire, anche se ora si è spostato sulla parte inferiore della tibia. Al ristoro del Km30 mi faccio il regalo della prima pausa, per vedere se camminando un po’ il dolore diminuisce. Riparto con un passo più tranquillo, sperando che questo riesca a preservarmi fino alla fine. L’ultimo cambio delle staffette (Km 34) è meno animato del precedente, o forse sono le mie condizioni a farmelo sembrare tale. Un saluto veloce al Capitano Scatenato che regge fiero la bandiera dei Podisti da Marte e via verso gli ultimi 10Km. “Cosa vuoi che siano 10 miseri chilometri” mi dico… In condizioni normali non sarebbero nulla; con le gambe doloranti, l’acqua che ormai penetra nelle ossa e le tristi strade quasi deserte, mi sembrano infiniti. Ora si tratta davvero di tirar fuori gli attributi e di non mollare.

Ripenso così agli allenamenti invernali che mi hanno portato a correre sotto e sopra la neve, anche con 10 gradi sotto zero, alle lunghe ore da solo lungo il Naviglio, all’odiato cross-training in piscina: non posso buttare alle ortiche tutta quella fatica per uno stronzissimo doloretto. La mente – come spesso mi accade in queste occasioni – si mette a fare frenetici calcoli e mi dice che se anche il mio passo dovesse scendere a 6’/Km dovrei comunque riuscire a centrare l’obiettivo. Il dolore al tibiale aumenta e mi costringe a camminare ormai quasi ad ogni Km. Paradossalmente è proprio il clima inclemente a mantenermi in moto: infatti ad ogni rallentamento sento il freddo stringermi le spalle fradice come una potente mano che vorrebbe strizzarmi; mi rendo conto che se dovessi rallentare troppo, l’artiglio del freddo finirebbe per stritolarmi e potrei ritrovarmi nella spiacevole condizione di non riuscire a ripartire. E quindi continuo a correre cercando di ignorare il male. Penso che non posso mollare proprio ora che ho a portata di mano il risultato che volevo: ormai siamo in Corso Sempione e mancano solo 3Km. Il calcolo dei 6’/Km non regge più: se voglio finire in 3h50’ devo mettermi a correre sul serio. E il dolore aumenta. Mentre massaggio inutilmente la gamba, per distrarmi mi dico  “Corso Sempione è interminabile: probabilmente hanno approfittato di qualche condono per allungarlo abusivamente“.  Penso a tutti gli amici che mi hanno sostenuto nella raccolta fondi per Emergency e mi dico che non devo, NON POSSO deluderli. Arriva il ristoro del quarantesimo: un sorso d’acqua, e mi concedo gli ultimi 30 metri al passo, promettendomi che poi corro fino alla fine.

Vicino all’Arena vedo il mezzo scopa che con l’ambulanza chiude la carovana e segue lentamente i maratoneti delle ultime posizioni: loro sono solo a metà gara e li aspetta un calvario che non riesco neanche ad immaginare: questi sono i veri eroi del giorno, altro che i Kenyoti. Accelero anche per allontanarmi l’immagine di quella sofferenza e mi ritrovo sotto il gonfiabile che segna l’ultimo chilometro. Cerco le energie residue per uno sprint finale e le trovo. La folla incita ma non la sento: vedo solo le loro bocche che gridano e le loro mani che applaudono, ma non sento nulla oltre al mio cuore e al mio respiro. Ormai è fatta: vedo il traguardo. Forse riesco addirittura a scendere sotto le tre ore e cinquanta ma ho cominciato troppo presto il mio sprint e non ce la faccio a tenere quell’andatura. Concludo con un Real Time di 3h50’10” che mi fa dimenticare il dolore, e con la pioggia sul viso che nasconde le mie lacrime.

Sono felice.

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